martedì 15 agosto 2017

CREATURES

Gia' prima di venire quassù sapevo dell'esistenza dei Camel Spiders, i ragni dei cammelli. Gia' il nome fa venire i brividi...poi da aracnofobica quale sono sempre stata, la cosa non prometteva niente di buono.
Mi sono informata un po' online e so che non sono pericolosi ma che se li incontri di giorno, tendono a seguirti per stare nella tua ombra....😱😱
Persone che vivono qui da anni e anni mi avevano detto che ne aveva visto forse uno una volta....quindi ero tranquilla.
Fino a ieri mattina.
Esco a fare la mia camminata veloce tra i due muri del compound (una specie di ora d'aria per carcerati) e proprio vicino all'uscita.....eccolo. 🙈🙈


Camel Spider

Si, sembra un po' strano, ma e' perche' ha le zampette in su.
E' morto.
L'ho fotografato. L'ho osservato un po'. Finche' ce l'ho fatta.
Fa schifo.
Pero' a pensarci bene, nonostante i peli sulla pancia che sono orripilanti, sembra un granchio. Non e' che la cicala di mare sia piu' bella, no?

Vabbe', al momento mi accontento di averlo visto da morto. Mi risparmio volentieri di vederlo camminare!

Siccome non ci facciamo mancare niente, un pomeriggio eravamo downtown, nel cuore del souq. Parcheggiamo e appena apro la portiera trovo questo ad accogliermi!!



Piuttosto grosso direi, considerando che e' secco come uno stoccafisso!
Ho avuto uno di quei momenti difficili del tipo......

ma dove cavolo sono finitaaaaaa!!!!!!!

Altre bestiole che non mancano da queste parti sono i piccioni, essendo il compound in mezzo ai campi. Ma quelli non mancano neanche a Milano. Quindi niente foto.

إلى أللَقاء

mercoledì 9 agosto 2017

TABUK FESTIVAL

In mezzo ai cartelli solo in arabo, un giorno e' spuntato questo:




Chiedendo aiuto a colleghi sauditi, identifichiamo luogo e data (le date sono quelle del calendario Hajiri) del Tabuk Fruit e Flower Festival!


Occasione da non perdere per comprendere meglio la citta' in cui sto vivendo. E ne e' valsa la pena.

Abbiamo girato un po' e ovviamente non solo eravamo gli unici occidentali, ma ero anche l'unica donna di cui si vedeva il viso.


Ad un certo punto siamo stati approcciati da una ragazza che lavorava per il festival e con le mie 4 parole in arabo e le sue 4 parole in inglese, ci siamo intese! Ci ha accompagnato in giro per il festival, visitando il piccolo padiglione dove vendevano piante fiori e frutta, tutti della regione di Tabuk che ha un clima decisamente piu' mite rispetto a quello della costa sul golfo Persico dove vivevamo prima. Quali ospiti d'onore ci e' stato concesso di fare il giro in senso inverso rispetto a tutto il resto del pubblico! Piccole cose per farti sentire importante!



All'esterno c'era un'esposizione di fotografie di Tabuk oggi e di 30 anni fa. Che questo sia un paese strano lo sapevamo, ma ogni giorno ci sono piccole cose inspiegabili: le foto fatte ai giorni nostri ci e' stato spiegato che sono state fatte con i droni, e anche sul festival svolazzavano dei droni. Peccato che i droni in Saudi siano vietati! There is always a way...ci hanno detto!

Poco piu' avanti c'era un lungo pannello dove chiunque poteva contribuire a dipingerlo: l'artista (un saudita di Qatif) dice che vuole realizzare il pannello dipinto piu' lungo al mondo, in onore di Pace e Amore!


Con la nostra accompagnatrice, abbiamo avuto modo di scambiare parole con altri espositori e organizzatori.

La nostra accompagnatrice Tahani
e in secondo piano l'artista del pannello



Devo ammettere che l'impressione generale e' stata molto buona: la gente e' accogliente e friendly, sembrano diffidenti solo perche' non sono abituati a vedere troppi occidentali, parlano poco l'inglese. Ma le persone sembrano piu' genuine rispetto alla ricca Khobar, dove ormai tutti (soprattutto le donne) hanno il pelo sullo stomaco (e non solo in senso figurato!). Le donne sono tutte completamente coperte ma stando accanto alla nostra accompagnatrice, ho avuto la sensazione che gli scambi tra ragazzi e ragazze non siano particolarmente limitati. Insomma questa parte di paese mi sembra piu' reale, magari un po' piu' chiusa per limitate possibilità, ma piu' vera e con i piedi per terra. Qui i sauditi devono lavorare: al Festival, alle bancarelle erano quasi tutti sauditi, giovani e adulti, dietro ai banchi.






Sono soddisfatta di questa esperienza, come tutte le volte che mi infilo in queste occasioni speciali in mezzo ai locali! Questa la archivio nella lista delle cose positive di Ta-buk!



giovedì 3 agosto 2017

BENVENUTI A TABUK!

Saaaaaaaaalve...dopo quasi 2 anni di silenzio, arieccomi!


Perche' non ho scritto fino ad ora?

Perche' non avevo niente di interessante da dire, perche' avrei dovuto parlare di persone che oramai sanno bene che sono io dietro a questo blog, perche' ero entrata in una noiosa routine, insomma perche' mi ero rotta le palle.


Perche' devo ricominciare a scrivere??

Si, "devo", nel senso che ne sento il bisogno. Perche' sono successe un bel po' di cose in questo tempo: alla fine della fiera siamo ancora qui in Saudi, ma in un nuovo posto.....nella ridente cittadina di Tabuk! E gia' il nome e' tutto un programma.....a me ricorda "il buco". Non vi dico di che cosa, ma lo capirete presto. Se dopo quasi 6 anni di Khobar credevo di aver trovato un certo equilibrio della mia vita in Saudi, se possibile qui ho potuto fare un passo in avanti....o indietro??? Vedremo.



Quasi tutti i cartelli stradali sono solo in arabo,
ma su questo il mio arabo basico mi aiuta!



Esemplare del parco auto medio di Tabuk
la Ford davanti e' un'eccezione


Insomma, sono qui da qualche mese e: o mi rimetto a scrivere o impazzisco!


Riassumiamo un attimo:

- nuovo compound, nuove persone. Come in ogni posto ci vuole del tempo per conoscere gente, capire con chi ci si trova bene e chi si ha piacere di frequentare. Mettici poi il fatto che il quasi tutti qui parlano inglese come prima lingua, e' evidente che, nonostante i passi da gigante, la lingua e la cultura che uno si porta dietro dal proprio paese e' sempre un ostacolo molto forte, nel senso, per esempio, che quello che fa ridere me, non e' quello che fa ridere loro. Appena arrivata, quasi tutti hanno detto che questo e' un piccolo compound e che la gente e' very friendly ed e' come una famiglia......alla terza persona che mi ha detto la stessa cosa sono corsa a mettermi le mutande di ferro! Alla fine tutto il mondo e' paese, puoi cambiare compound, gente, ma alla fine e' come vivere ad Aramengo (esiste davvero! provincia di Asti, 584 abitanti): tutti sanno tutto di tutti e tutti hanno sempre da ridire su qualcosa e i pettegolezzi e le lamentele sono sempre incredibilmente le stesse! Ad onor del vero, ci sono anche persone gradevoli eh. Ma che due maglioni pero'......
La prima volta che sono uscita di casa, una signora mi si e' presentata e sapeva gia' il nome del mio gatto.
La seconda persona che mi si e' presentata sapeva gia' dove abitavo e che lavori stavo facendo in giardino.
La terza persona che mi si e' presentata mi parlava di una signora che doveva venire qui ma proprio durante il trasloco ha avuto un problema di salute e ha dovuto ritardare l'arrivo.....le ho dovuto dire che quella persona ero io. Non.ho.parole. Benvenuti a Tabuk City.


nuova citta'. Tabuk ha oltre mezzo milione di abitanti, ma e' pur sempre una citta' remota ed agreste, lontana dai fasti (ahahahaha!!!!!!) di Jeddah Riyadh o Khobar! Insomma di fatto e' una citta' in mezzo al deserto, in mezzo al niente. I sauditi qui lavorano (addirittura?!?!?), coltivano la terra (si, qui il clima e' decisamente migliore che sulla costa) e pascolano le capre. Le donne qui (tutte coperte da capo a piedi, nessuna faccia scoperta..sia mai!) si occupano della casa, le povere schiave asiatiche o le tengono ben chiuse in casa (e quindi io in giro non le vedo) oppure non le hanno. E in giro ci vanno con i mariti, perche' qui di driver se ne vedono decisamente meno che nelle grandi citta'. Insomma per capirci sulle distanze, Jeddah (la piu' vicina citta' piu' grande di Tabuk) e' a 1.000km!! Mica dietro l'angolo! Qui non c'e' il Bahrain per distrarsi (la Giordania non e' lontana ma andarci e' piu' un pain in the ass che il beneficio che ne trai). Qui lo shopping e' scarso e penoso. Qui la ricotta e la mozzarella, quella vera, non sono ancora arrivate. E io soffro.


- nuovo mood. A inizio 2017 ho avuto un grosso e improvviso problema di salute (di cui magari racconterò, non tanto per dirvi i cacchi miei ma perche' puo' essere utile ad altri espatriati che devono gestire emergenze da forestieri). Grazie al cielo non ho avuto alcuna conseguenza permanente e sono tornata, lentamente, a quella che ero prima, ma se nel corpo sto tornando in forma, nella testa qualcosa e' cambiato (e non perche' me l'hanno letteralmente aperta!). Almeno per ora. Se gia' ero intollerante a tante cose prima, ora lo sono ancora di meno: quando scampi ad un'operazione al cervello e ti rendi conto che qualcuno ha voluto che tu restassi ancora su questo mondo, un motivo ci deve pur essere, pensi.....e questo motivo non può che essere qualcosa di positivo, qualcosa che deve portare ad un miglioramento della tua vita e non di sofferenza....right??? Bene, quindi, visto che siamo qui per lavorare, per realizzare degli obiettivi, qui dobbiamo stare ancora un po'. Devo solo trovare my way...


Bene. Questo ultimo punto e' forse quello che mi sta scatenando ancora il desiderio di scrivere. Ma cercherò di farlo solo se ne avrò voglia. Se mi divertirò a farlo. Perche' il blog non e' un dovere. E la gente, a meno che non siano tuoi parenti, lo legge perche' e' piacevole e per niente altro. (Diciamo anche che il mio blog lo leggono di piu' gli estranei che i miei parenti.....tie')


Ah. Avvertenza. Che tu sia italiano e sai chi sono perche' vivi anche tu da queste parti, piuttosto che tu sia un amico inglese e mi stai leggendo grazie a Google translator, sappi che non sto parlando di te.....nononono, di tutti gli altri si, ma di te proprio no! Leggete con leggerezza, magari esagero un po', tanto per fare un po' di show, e facciamoci una risata che fa bene alla salute!


A presto con buone nuove da Ta-buk!


giovedì 13 agosto 2015

LA TEMPESTA DI SABBIA


foto da internet: la luce arancione rende il paesaggio lunare

Quando le stagioni cambiano, in Saudi non si passa dalle piogge al sole, dal maglioncino alla canottiera, ma gli sbalzi di temperatura creano degli spostamenti di enormi nuvole di sabbia che creano vere e proprie tempeste. Senz'acqua. Ecco quello che accadde qualche mese fa.
Ho vissuto una delle peggiori tempeste di sabbia mai viste. Fosse solo la tempesta in se', ma la serata e' stata abbastanza avventurosa e la racconto.
In una bella giornata che non preludeva a nulla, nel tardo pomeriggio vado in un building nel compound dove con altre sciure ci troviamo per il settimanale appuntamento ludico-creativo. Attorno alle 20 suona l'allarme antincendio. Non siamo certo felici, ma non pensiamo a niente di grave, magari un falso allarme o un test. Succede spesso. Prendiamo quindi cellulare e portafoglio e andiamo verso le scale per scendere dal primo piano al piano terra. E a quel punto le facce cambiano.
foto da internet,
che rende bene quello che succede quando arriva la sand storm
Luci: il corridoio tra la stanza e le scale e' scarsamente illuminato, con solo delle lampade su dei tavolini, tipo salotto di casa.
Rumori: un rumore infernale simile ad un boato continuo ci avvolge. Era il compressore dell'aria condizionata che sparava aria a tutto spiano da una grata sul soffitto.
Fumo: vediamo salire velocemente da sotto verso le scale una nube bianca fitta che sembrava proprio fumo. Le facce delle amiche che erano piu' avanti cambiano completamente. Vediamo poi un filippino che lavora nell'ufficio al piano terra venire verso di noi e ricacciarci di sopra. Abbiamo pensato tutte che quella strada non fosse praticabile. Allora torniamo da dove siamo venute e andiamo giu' per la scala antincendio esterna.
Appena uscite ci troviamo in mezzo ad un'orrenda tempesta di sabbia. Impossibile da descrivere a chi non l'ha provata. E' un po' come essere dentro ad una smerigliatrice a sabbia, col cielo arancione (giorno e notte che sia) e un vento che ti sposta.
Insomma in pochi concitati minuti capiamo che non e' un incendio, non siamo in pericolo, ma si tratta "solo" della tempesta di sabbia che ha fatto saltare tutto.
Lievemente tranquillizzate, decidiamo di chiudere la sessione e ci apprestiamo a tornare a casa.
Chiamo marito che pero' non risponde. Il mio cervello, seppur rallentato (!), fa un'associazione immediata:

marito non risponde = marito in palestra
= porta in cucina aperta = gatto nella tempesta
= DISASTRO


Ok, impacchetto tutto, inforco il mio triciclo (ebbene si, nel compound ci muoviamo con un bellissimo triciclo con cestone dietro!) e in mezzo alla tempesta torno a casa.
Marito appena tornato, gatto saggio gia' in casa da tempo, porta chiusa (dal vento), cucina disastro: 3 dita di sabbia ovunque.

Dai mi sono dilungata a spiegare questo sand drama! Ma fatti a parte, devo dire che ci siamo prese una bella strizza. Quando sei qui dentro sembra tutto bello e tranquillo, ma nel retrocranio hai sempre quella tensione e paura latente che qualcosa di brutto possa sempre accadere. Quando al momento capisci che qualcosa non va, non sai cosa possa essere: dal falso allarme all'attacco terroristico....tutto!
Ammetto, ho avuto paura. Ma prendiamola per il verso giusto: e' tutto allenamento per quando si andrà' in scena davvero.

martedì 11 agosto 2015

EVACUATION PLAN

Sono mesi che penso a questa cosa: preparare il mio piano di evacuazione.
Lo sapete meglio di me che ultimamente il problema sicurezza nel mondo e' in allarme rosso, immaginate per gli occidentali che vivono in Arabia Saudita...
Negli ultimi mesi in Saudi ci sono stati degli attacchi terroristici a delle moschee ed anche, isolati, ad occidentali. Molti si preoccupano, tutte le Ambasciate ci invitano ad agire con la massima prudenza. Si ma io qui devo anche vivere.
Insomma non e' facile bilanciare la prudenza, decidere cosa e' sicuro e cosa non lo e'.. La quotidianità al momento e' lievemente condizionata, nel senso che io downtown da sola col bus non ci vado piu', ci vado tranquilla solo se sono in compagnia. Per il resto non e' cambiato nulla.
Considerando poi che il compound e' piu' sbarrato di San Vittore e il livello di attenzione e' così elevato che forse siamo piu' tranquilli qui che in metropolitana a Milano..
Pero' la situazione può sempre peggiorare, da un minuto all'altro. Io non c'ero, ma non posso dimenticare quello che e' successo qui nel 2005, sentito anche dai racconti di chi invece c'era. Un attacco terroristico in un compound (all'epoca non erano così blindati come oggi). Senza tornare sui fatti dell'epoca (leggeteli qui), quello che successe e' che molte compagnie rimpatriarono le famiglie dei dipendenti, nel giro di poche ore/giorni, che poi tornarono qui solo un paio di anni dopo. Credo si sia trattato di un rimpatrio volontario, facilitato dalla compagnia per chi lo avesse voluto.
E quindi ecco che mi pare il caso di pensare anche al mio di evacuation plan.
Quante volte ho pensato: ma se mi dicono che per motivi di sicurezza devo salire su un aereo tra 10h, cosa faccio? cosa prendo con me?
Non posso portare tutto, devo prendere le cose importanti. E ci ho pensato e pensato, volevo scrivere il piano, mica che al momento mi prende il panico e non riesco a ragionare e ricordarmi tutto. No niente, non mi e' riuscito, non ho scritto niente. Pero' piu' ci penso e le cose che mi vengono in mente sono sempre le stesse.

immagine da internet, ma utilissima:
mi sa che me l'appendo sul frigo


Dando per scontato che marito si salvi da solo, io penso ad acchiappare il gatto, i diamanti e il mio Mac (che li' dentro c'e' il riassunto della mia vita). Stop. Il resto si ricompra.
Speriamo non debba succedere mai. Ma se succede, io sono pronta. Ish.

SCRIVI, SCRIVI!!

Sono mesi che non scrivo il mio blog...per tante motivazioni.
Innanzitutto perche' dopo un po' diciamo tutti le stesse cose e diventano noiose, almeno per me.
Poi perche', dopo 4 anni in terra saudita, mi sto rendendo conto che i miei ulteriori racconti non potrebbero piu' riguardare i sauditi, ma coloro che con me condividono queste quattro mura del compound! Ma allora andrei fuori tema? Ma il blog non parlava di Saudi e abitanti? boh...forse anche questo e' un aspetto che spiega la vita qui: poche interazioni con i locali.
Interazioni poche perche' non e' possibile creare occasioni al di fuori di qui, soprattutto in questo momento di sicurezza traballante, dove e' meglio fare vita ritirata..

"Scrivi, scrivi!" dice marito. Si, perche' le cose da dire non mancherebbero mica, solo che appunto non riguarderebbero i sauditi. Ma la mia vita in Arabia si!
Ma no, non posso. Non posso proprio scrivere di questo. Per il momento quindi resteranno solo racconti dell'ora di cena e raccolti in un file...si sa mai che un giorno diventeranno un libro!

Nuova opportunità??

Comunque, ravanando nei cassetti informatici, vedo che un po' di cose da dire che sono rimaste in sospeso ci sono...sara' meglio dar loro la luce!

Alla ricerca di nuove ispirazioni...





domenica 1 febbraio 2015

IN AUTO IN GIRO PER IL GOLFO



Siamo reduci da tre weekend in fila di gite a Doha (Qatar), Abu Dhabi e Dubai (Emirati). Si' perche' val la pena ricordare che Saudi Arabia e' uno stato diverso (molto) dagli Emirati!
C'e' chi non ci va neanche in aereo e noi, dopo un colpo di sole, abbiamo deciso di andarci in macchina. Sono vasche lunghe ma fatte due considerazioni, dopo anni di voli su e giu', questa volta abbiamo optato per l'auto.


L'occasione: a Gennaio inizia il PGA Golf Championship con tre tappe nel Middle East. E noi che il golf ci piace ma lo giochiamo miserabilmente, quasi ogni anno facciamo una capatina al tour, anche per approfittare di fare una gita.

Auto o volo?: dopo anni di voli, quest'anno abbiamo deciso di farli in auto, dopo che a Giugno, a causa della chiusura della Causeway per il Bahrain abbiamo perso il volo (leggi qui), abbiamo raggiunto Dubai e Abu Dhabi per la prima volta in auto (il Qatar in auto invece l'avevamo fatto gia' diverse volte).
I km sono tanti, ma a parte l'incognita del border, il tempo di percorrenza e' quello, senza possibili ritardi (il traffico non e' un problema nelle strade in mezzo al deserto!). Mettici poi che la benzina cosa 10 centesimi al litro, farsi piu' di 2000km in un weekend non e' un problema!
Ti risparmi poi lo stress della causeway per raggiungere l'aeroporto con l'ansia di perdere il volo, la massima mobilita' a destinazione e la possibilità di comprare quello che vuoi che tanto non fa bagaglio! Sembra una scemenza, ma quando vivi in un posto dove mancano o scarseggiano cose fondamentali come l'acqua gasata, il gorgonzola e la farina di grano duro, un gran bagagliaio diventa un plus!

La strada: da Khobar si puo' prendere la nuova strada parallela alla costa fino ad Uqair, poi bisogna deviare verso Hofuf e tornare verso sud in direzione dei borders con Qatar e Emirati. Al confine col Qatar si arriva in 2h30', mentre ci vuole un'altra ora per arrivare a quello con gli Emirati. In Qatar basta un'ora dal confine a Doha, mentre negli Emirati dal confine ad Abu Dhabi (che e' la prima citta' decente) e' un vascone di 4 ore.

Qatar: ho gia' scritto di gite in Qatar (qui) e avevamo gia' visto praticamente tutto. Questa volta pero' abbiamo aggiunto una tappa al Fort Al Zubarah.  La' vicino ci sono i resti di un villaggio che nel 19esimo secolo era un crocevia dei commerci nel golfo. Il forte e' stato invece costruito nel 1938 come stazione della Guardia Costiera. Il luogo e' stato di recente dichiarato patrimonio dell'Unesco.


Al Zubarah Fort, porta d'ingresso


Al Zubarah Fort all'interno


Devo dire che dopo questo, qualche sospetto sui meccanismi dell'Unesco mi e' venuto...

Abu Dhabi: non mi piace. Che devo dire, la trovo triste. Niente a che vedere con Dubai. Forse bisogna conoscerla meglio, con i consigli di chi ci vive, per scoprire qualche angolo interessante. Avevo letto dell'Heritage Village e ci siamo andati: un piccolo villaggio costituito da case finte intorno a vicoli finti che vendono souvenirs finti. I turisti erano veri, quelli che vengono sbarcati per due ore dalle navi da crociera così possono dire di aver visto Abu Dhabi. Da evitare.

Dubai ed Al Ain: con un giorno in piu' attaccato al weekend, abbiamo passato una notte ad Al Ain, citta' degli Emirati in mezzo alla quale passa il confine con l'Oman. E' una cittadina tranquilla, anche lei lontana anni luce da Dubai, ma ci e' sembrata allegra e ordinata, molto piacevole! E quantomeno ha qualche cosa da offrire dal punto di vista turistico. Innanzitutto siamo saliti su Jabel Hafeet, un monte che arriva a 1300mt (che per una zona desertica non e' male!) e che l'inizio della catena montuosa che si snoda in Oman. Dalla cima c'e' un bel panorama che spazia quasi a 360 gradi sulla pianura desertica di Al Ain.

Vista da Jabel Hafeet. Non e' una gran foto ma e' tutto quello che ho!

Ad Al Ain e' interessante anche vedere il Sheik Zayedh Palace Museum e Al Jahili Fort. Il primo e' il palazzo che fu appunto di Sheik Zayedh, colui che fondo' lo stato degli Emirati Arabi Uniti nel 1971. Il palazzo e' costituito da un'infinita' di piccole costruzioni intorno a cortili, le cui stanze classificabili in: majalis (stanza "dell'assemblea", per riunirsi) ufficiale e informale, camere da letto e cucine. Halas. Ah, in mezzo ad un cortile c'era un pozzo. E intorno una scolaresca di ragazze emiratine in gita. Carine vero?

Il pozzo all'interno del Sheik Zayedh Palace Museum
e la scolaresca d ragazze emiratine!

Palace Museum esterno
Un cortile all'interno del Palace Museum


Al Jahili Fort e' uno dei molti forti di costruzione portoghese datati attorno al 1500 che si possono trovare nelle zone costiere dei paesi del golfo. Il forte e' completamente vuoto e si visita in 5 minuti, ma il contrasto del color sabbia della costruzione e il blu del cielo di gennaio crea un bello scenario per le foto.





Finito con Al Ain si gira in direzione Dubai. Ci siamo stati diverse volte (leggi qui) ma e' un posto che stupisce sempre. E' una citta' incredibile, c'e' tutto e il contrario di tutto, il lusso piu' sfrenato e la povertà assoluta. Solo a Dubai vedi un Porsche Cayenne e ti sembra una macchina da barboni, perche' di fianco sono parcheggiate Lotus e altre auto da 300k euro di cui non so neanche la marca. Grattacieli con appartamenti così lussuosi ed esclusivi che oltre all'helipad sul tetto, hanno anche l'ufficio immigrazione privato, spiego: se tu sei un ricco megamiliardario russo che arriva nel suo pied-à-terre da 500mq a Dubai per il weekend con il suo elicottero privato, come fai a fare il controllo passaporti senza dover atterrare in un aeroporto commerciale?? Semplice, saranno gli impiegati dell'Immigration Office che vengono da te e ti aspettano quando scendi dal tuo elicottero, mica che ti si sporcano le ciabattine con la suola di platino....(Guardate questo video qui della BBC su YouTube su Dubai, roba da non credere...)
E a Dubai poi ci sono un casino di italiani, molti anche amici nostri, a qui abbiamo fatto visita in questi giorni, il che ha reso ancora piu' bello il nostro weekend.

Ma la nota sui turisti italiani all'estero non può mancare: che li vedi al mall o sul campo da golf, i mambos li vedi lontano un miglio.

Caratteristiche tipiche:
- l'italiano e' sempre overdressed: che ci siano 28 gradi poco importa, se e' gennaio, vuol dire che e' inverno, quindi io esco col maglioncino, sulle spalle o annodato in vita.
- l'italiana di mezza eta' non molla lo status simbol neanche all'estero: le becchi subito che sono italiane per il capello a media lunghezza liscio e biondo miele, borsa Louis Vuitton, pantalone a vita alta (possibilmente infilato tra le chiappe) e corto alla caviglia per mostrare bene la scarpa Hogan.

I tre weekend sono finiti, bella avventura anche stavolta. Ci siamo un po' stancati, ma sappiamo quanto siamo fortunati a poterlo fare.